RASSEGNA STAMPA - Articolo
 
DINING OUT: THE NEW YORK TIMES
8/2006

DINING OUT: THE NEW YORK TIMES
Mercoledì, 21 giugno, 2006
Un sorso, un sorriso, un felice frizzante
Di Eric Asimov

Ehilà tu! Sì tu, Sig. Mucketymuck, nel tuo completo nero da di autorità e gli occhiali da sole. Non lasci vedere che sudi mai, giusto? Tu e la tua aria condizionata messa al massimo – a casa, nella macchina, in ufficio, alla casa al mare – ti piace vedere gli altri tremare. Sei tu l’uomo tutto inamidato e piegato. Mentre attorno a te la gente si affloscia e si scioglie in pozzanghere, tu sei trionfante, con tuo Cabernet grande e costoso nel buio, freddo bisteccheria.

Non sei un tipo che va spiazzato, neanche morto con un prosecco, giusto? Cos’è, mi chiedi, qualche tipo di vino “da ragazza”? Ehi, qualcuno ha spento l’aria condizionata? Ora cosa farai? Sta diventando caldo. Stai sudando. Non ce la fai più, eh? Uscita, sinistra palcoscenico!

Scusatemi, ma dovevo liberarmi di quell' uomo. Così fastidioso! E non capisce l’estate, o non sai che significa bere d’estate. E ovvio che vuole un prosecco! Il Prosecco Doc è fatto per l’estate, quando si ha bisogno di qualcosa di allegra, frivolosa e spensierata. E’ una vestitino leggero d’estate, una sensazione estiva per il mare, un intrattenimento, non un peso. E’ una bibita socievole. Non si può rimuginare su un Prosecco.

Non è che sono contro l’aria condizionata in una giornata cocente, ma bere prosecco e come il rinfrescamento di una leggera brezza, che ti lascia volere sempre di più. Quasi si dovrebbe consumarlo fuori al caldo o all’ombra, in parte perché ha un livello basso di alcool, in genere sotto i 12%. E’ un rinfresco, e con stile anche. Milioni di italiani non ne potrebbero avere torto.

Nessuno beve il vino spumante così regolarmente come gli italiani. E’ prodotto in quasi tutti le regioni di vino in Italia, e il pasto che non comincia con uno schiumoso bicchiere di spumante, la melodiosa parola italiana per il vino con le bollicine. Tra tutti i vini spumanti italiani, è il prosecco che sta aumentando di popolarità, negli Stati Uniti segue solo quel vecchio di scorta, Asti Spumante, che prende il suo nome dalla regione di origine. E perché no? Non si trova uno spumante di miglior valore, nel giardino, al mare, sulla terrazza o sotto la passerella.

Il pannello di degustazione della sezione di Dining aveva in mente pensieri estivi quando abbiamo assaggiato 25 prosecchi. Sentivamo spensierati e con la possibilità di trascendere i confini relativamente tenebrosi del nostro ufficio Midtown con la fischio felice delle bollicine nell’aria. Eravamo io e Florence Fabricant, affiancati da Piero Trotta, direttore del vino a San Domenico, e Marco Albanese, direttore del vino al Lupa.

Parliamo in termini chiari di quello che degustavamo. Tutti i vini erano prevalentemente prodotti del vitigno Prosecco, a volte mischiato con una piccola percentuale di pinot bianco, pinot grigio oppure Chardonnay. Certi di questi Prosecchi, ma non tutti, erano, per essere precisi, Prosecco di Conegliano - Valdobbiadene. Cioè la denominazione di origine controllata, oppure D.O.C. una designazione guadagnata se i vini raggiungono certi criteri, per esempio, l’uso di certi vitigni, da zone specifiche e tipologia di invecchiamento.

Per guadagnare la designazione D.O.C. l’uva deve essere coltivata nelle colline tra i comuni di Valdobbiadene e Conegliano nel Veneto, la regione di Venezia e Verona nel nord est d’Italia, e il vino deve avere un minimo di 85 percento di prosecco.

Nonostante ciò, è una discorso difficile per il consumatore. Anche se l’uva non provengono dalla zona D.O.C., o se l’enologo non aderiscono alle regolazioni delle proporzioni di uva nel prodotto, il vino si può comunque chiamare Prosecco, solo che non può essere chiamato Prosecco di Conegliano – Valdobbiadene. In quel caso, basta che il vino abbia almeno 75 percento prosecco.


Ma importa veramente? Alla fine, se si pensa troppo di Prosecco, perdi l’intenzione di questo vino allegro e arioso.

Vai via con Signor Mucketymuck – niente prosecco per te!

Da qualsiasi fonte e proporzione di uva, i vini si fanno nella stessa maniera, e alla fine, tutte queste bottiglie si trovano nello scaffale di prosecco all’enoteca, nonostante il loro nome.

Quasi tutti i prosecchi utilizzano il metodo Charmat, un processo di vasta scala per la produzione dei spumanti, che deriva il suo nome dall’inventore francese Eugène Charmat. Il processo da una scorciatoia alla fermentazione secondaria costosa nella bottiglia che da le bollicine, il prezzo e senso di sussiego al Champagne. Il Champagne ha bisogno di più tempo per evolvere di il più accessibile Prosecco, e in genere sembra più austere che amichevole.

Dunque, allora i nostri primi quattro vini erano tutti prosecchi D.O.C., Forse questo è un’indicazione di qualità potenziale, però non tutti i prosecchi D.O.C. che abbiamo provato sono riusciti a finire nella lista. Ci sono anche altri variabili . Certi hanno sul etichetta brut, e sono contro-intuitivamente più secchi di quelli che hanno extra-dry sull’etichetta, che potrebbe avere un po’ di dolcezza. In ogni caso. L’equilibrio è la cosa più importante. Anche se il prosecco rinfrescante, secco e piccante della Drusian era il nostro preferito, a noi piaceva quasi tanto quanto il Nino Franco Rustico meno-secco, e con sapori di pesca.

Abbastanza spesso vedevo prosecco con sull’etichetta la denominazione "frizzante", che indica che il vino ha una qualità morbida e leggermente frizzante, in confronto alla bollicina piena di quelli con l’etichetta spumante.

I frizzanti spesso arrivavano in bottiglie tradizionali nelle quale i tappi erano racchiusi con lo spago.


E’ difficile trovare un vino con la stessa leggerezza e grazia tranquilla di prosecco – forse un rosé. A parte feste nel giardino, i prosecchi, come i rosé, fanno da aperitivo eccellente. Un bicchiere, due al massimo, ed è ora di cambiare. A meno che non stai preparando il Bellini, il cocktail a base di spumante, con purée di pesche, per cui il prosecco è l’ingrediente ideale.

Allora, certe persone dicono che il prosecco è malinteso e valorizzato. Forse credono che il prosecco meriti essere preso più seriamente, che tutto questo parlare del rilassato e frizzante non


 
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