RASSEGNA STAMPA - Articolo
 
The Telegraph Weekend
4/2005
THE TELEGRAPH - Il Principe Delle Bollicine
Di Jonathan Ray
Alcuni potrebbero considerare il Prosecco come lo Champagne dell’uomo comune, ma non ditelo ai veneziani. Per loro, è un tesoro locale.


Venezia all’inizio della primavera è un piacevole luogo in cui stare, con la città al massimo della sua bellezza e delle sueaspettative. I giorni diventano più lunghi e più miti e, mentre i turisti già iniziano ad arrivare in gran numero, i bar e i ristoranti ancora appartengono ai veneziani. Il vino bianco frizzante Prosecco è il drink locale per antonomasia, preso da solo, leggermente raffreddato, o come spritz, con una fettina di limone e una punta di Campari Bitter o magari del più morbido Aperol. Il Prosecco è spesso considerato come lo Champagne dell’uomo comune, ma io mi sento tutto fuorchè disgraziato mentre, sotto il sole primaverile, son qui seduto al Naranzaria, il un nuovo frequentatissimo locale presso il ponte di Rialto, sorseggiando il mio schiumoso calice e guardando i vaporetti che scivolano via. Sono qui con Gianluca Bisol, la cui famiglia produce Prosecco da cinque generazioni, e il suo export manager Giovanni Oliva. “Ritengo sia un errore paragonare il Prosecco con lo Champagne” afferma Bisol “Benchè essi siano entrambi vini frizzanti, sono così diversi… il Prosecco è fatto con differenti varietà di grappoli utilizzando differenti metodi. E siccome non ho dubbi che lo Champagne sia il re delle bollicine, mi piace pensare il Prosecco come il principe”. Il Prosecco prende il nome dalle varietà di grappoli dai quali è prodotto, i cui migliori esempio provengono dai vigneti estremamente scoscesi che si trovano ai piedi delle Alpi, fra le piccole città di Valdobbiadene e Conegliano. Per essere qualificato come Doc, il vino non deve solamente provenire da questa area ufficialmente deputata ma bensì deve essere composto almeno dall’85 per cento di Prosecco, con una bilancia formata da Pinot Bianco e la meno nota varietà locale di Verdiso. La più bassa categoria IGT Prosecco proviene dalla pianura meno pregiata, mentre il tipo di Prosecco più di basso livello arriva da qualsiasi parte d’Italia.
Al contrario dello Champagne, che ha la sua seconda fermentazione in bottiglia, il Prosecco è ottenuto attraverso lo Charmat e, dopo l’aggiunta di lieviti e zucchero, affronta la sua seconda fermentazione in autobotti pressurizzate. Il vino resta poi nelle autobotti fino a che è pronto per l’imbottigliamento. “Questo metodo e questi grappoli assicurano che il vino sia leggero, cremoso, gustoso e rinfrescante” spiega Bisol “La principale caratteristica del Prosecco è la sua delicatezza e il suo fruttato. Dovrebbe essere leggero, non impegnativo… non appena lo finisci, ne vorresti un altro calice.” Io faccio un elaborato gioco di assonanze fra Bisol e Bisodol, essendo entrambi buoni per la digestione, ma risulta solo un gioco di parole che si perde nella traduzione e noi ci spostiamo in fretta dal discorso. “Dal mio punto di vista, il Prosecco è l’unico vino frizzante, che non sia Champagne, che abbia carattere” continua Bisol, dandomi un’occhiata “La nostra forza è data dal non tentare di imitarlo, come fanno invece molte regioni. Noi siamo differenti, noi siamo italiani”. Ogni anno sono prodotte circa 35 milioni di bottiglie di Prosecco Doc (in confronto alle 260 milioni di bottiglie di Champagne), di cui un buon terzo è esportato, principalmente in Svizzera, Germania e negli Usa. Nonostante Bisol si sforzi di spiegare che non vede il Prosecco come concorrente dello Champagne, si diletta del fatto che le vendite sono decollate negli Stati Uniti dopo l’appoggio italiano alla guerra in Iraq e l’opposizione invece della Francia. In alcuni ristoranti di Manhattan, mi racconta Giovanni Oliva, il Prosecco ha superato di gran lunga le vendite dello Champagne. Un’altra peculiarità del Prosecco è che è leggero dal punto di vista alcolico, di solito circa 10 per cento del volume. Nel frattempo, permetto con gioia ad Oliva di riempire il mio bicchiere e lascio continui la piacevole spensieratezza che mi sto godendo nel clima primaverile e la mia euforia di stare a Venezia. A pranzo, mi sento un po’ annebbiato e, dopo un cortese cenno di incoraggiamento del cameriere, ordino la tagliata di puledro. È solo quando sono a metà di questa bistecca sottile, perfettamente grigliata, tenera-dentro-e-croccante-fuori, che realizzo che sto mangiando cavallo… Ciò che Oliva ha omesso di dirmi è che il Prosecco Bisol è costantemente prodotto al limite di 11 gradi alcolici…Risate tutt’intorno. Ha, ha, ha. Essendo così aromatico e leggero (nel gusto, non nell’alcool), il Prosecco si presta alla perfezione per preparare cocktail. Deciso di metterlo alla prova al bar dell’Hotel Danieli, sulla Riva degli Schiavoni. Bisol è stato l’unico marchio di Prosecco al Danieli per più di 25 anni e ne van via dozzine di casse a settimana. Dimostrando la mia ignoranza, chiedo al capo barman, Robert Naccari, un Bellini (ovvero quel sublime drink composto da prosecco e fresco succo di pesca), “Mi dispiace che non sia la stagione per le pesche bianche, signore. Noi utilizziamo solamente succo fresco” lui dice “Lei dovrebbe ritornare fra Maggio e Ottobre, oppure andare all’Harry’s Bar. Che ne dice di un Bucintoro, piuttosto?”. Questo è chiamato qualche volta Jo-Jo ed è fatto con Prosecco e succo di fragola, decisamente delizioso. Provo poi in rapida successione un Mimosa (Prosecco e succo d’arancia) e un Puccini (Prosecco e succo di mandarino). “Secondo me, i Cocktails sono più freschi e leggere se fatti con il Prosecco” afferma Naccari “Champagne potrebbe essere troppo pesante, ma, ovviamente, per essere un vero locale, devi bere Prosecco da solo o sottoforma di Spritz”. E mangiare cavallo? “Oh, sì, solo uno del posto potrebbe veramente mangiare cavallo” ride lui. ..


 
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